giovedì 2 marzo 2017

Opinione: American Psycho, di Bret Easton Ellis

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Patrick Bateman è giovane, bello, ricco. Vive a Manhattan, lavora a Wall Street, e con i colleghi Timothy Price, David Van Patten e Craig McDermott frequenta i locali piú alla moda, le palestre piú esclusive e le toilette dove gira la miglior cocaina della città, discutendo di nuovi ristoranti, cameriere corpoduro ed eleganza maschile. Secondo Evelyn Richards, la sua giovane, bella e ricca fidanzata, Patrick Bateman è «il ragazzo della porta accanto». Ma la vita del protagonista di American Psycho è scandita da altre ossessioni. Quando le tenebre scendono su New York, Patrick si trasforma in un torturatore omicida, freddo, metodico, spietato. Al punto da incarnare l'orrore. Con American Psycho Bret Easton Ellis ha scritto il libro che meglio di ogni altro racconta gli anni Ottanta. Un decennio che, ora lo sappiamo, non è stato semplicemente una parentesi, ma l'inizio di qualcosa. Cosí, questo viaggio senza ritorno nella follia e nella spersonalizzazione a base di immagini patinate e ultraviolenza non ci parla solo di un «eroe» e del suo tempo, ma finisce per rappresentare noi stessi e i nostri giorni. E anche quelli che verranno.
 
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Una lettura a dir poco strana!
Sono anni che è un titolo che mi incuriosisce e che vorrei vederne il film, ma ancora non lo avevo fatto, così insieme ad un amica abbiamo iniziato questo percorso e lo abbiamo letto insieme.
Devo ammettere che sono qncora molto confusa su ciò che ho letto!

Siamo negli anni 80/90, il protagonista è uno youppie, vive in un mondo dorato, tra cuffie per ascoltare la musica e videocassette per vedere film, vestiti alla moda, ristoranti costosissimi, droga e alcool.
Un mondo in cui Patrick si trova bene. A 26 anni ha già una carriera, in un azienda di famiglia, e guadagna milioni. Fa prenzi e cene in locali di lusso. Amici chic come lui, con la puzza sotto il naso e il portafogli gonfio. Tra donne e divertimento.
Insomma una vita che tutti sognano.
Peccato per le sue manie.

Infatti il romanzo è pieno di descrizioni maniacali riguardo Patrick e il suo mondo, da cosa fa ogni mattina (creme, cremine, lozioni, doccia, allenamenti,...) fino all'esaminare come si veste lui e gli altri, in ogni singolo minuscolo dettaglio. E tutto rigorosamente firmato.
Anche la sua compagnia è così, infatti non si sprecano le conversazioni su cosa indossare e come.
Lo ammetto: una noia!

 L'unica cosa che mi ha fatto andare avanti era la premessa della sua mente malata e alcune visioni distorte del mondo.
Lui è un razzista, omofobo, sessista,....adora Donald Trump, inutile dire che ne parlerà spesso.
Vede gli accattoni come immondizia e non farà mistero di cosa vuole fargli.
Ma la sua mente inizia a rompersi e la sua follia inizia a fuoriuscire.
Lento ma inesorabile, questo percorso ci farà vedere questo mostro e le sue depravazioni, sempre più cruente e senza logica.
Un sociopatico.
 
Andando avanti nella lettura non capiremo mai bene cosa sia reale e cosa no, ma le descrizioni dei suoi crimini e la sua efferatezza si faranno sempre più accurati e perversi.
Ma realtà e fantasia si scontrano, o almeno così sembra al lettore.
Verso la fine non si sa più cosa sia davvero accaduto e cosa sia stato immaginato.
Un vortice di follia che forse non ha fine ed un finale che, lo ammetto, non ho ancora capito.
Consigliato?
Non lo so. Leggetelo se vi ispira.
Di sicuro non è per tutti.

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