martedì 5 settembre 2017

Opinione: L'anno che è passato, di Amanda Reynolds

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«Con maestria Amanda Reynolds svela la verità dei fatti tenendo il lettore inchiodato alla pagina. Un bellissimo romanzo d’esordio.» Kathryn Hughes, autrice di La lettera
Quando Jo si risveglia in fondo alle scale di casa e vede suo marito chino su di lei, non ha memoria di quel che è successo. Per fortuna non si è fatta nulla di grave, ma la caduta le ha provocato  un’amnesia che copre gli ultimi dodici mesi. Jo comincia con fatica a mettere insieme i tasselli della propria vita, ma i ricordi sono confusi e il marito e i figli non sono di aiuto. Tutti sembrano volerle nascondere qualcosa. E in effetti, a mano a mano che Jo si riappropria di brandelli del suo passato recente, quel che vede la sorprende, la inquieta, la disturba, perché non collima con l’immagine serena di una donna appagata dalla vita famigliare, con un marito affettuoso, due figli ormai grandi e responsabili, una bella villa in campagna. Cosa è successo durante l’ultimo anno? Perché dai recessi della sua memoria emergono volti sconosciuti, situazioni inconsuete, sensazioni di pericolo incombente? Perché si sente così sospettosa di tutti, degli amici, dei figli, del marito… persino di se stessa?

Nel romanzo d’esordio L’anno che è passato, Amanda Reynolds mette la sua scrittura raffinata e incalzante al servizio di una protagonista costretta dagli eventi a svelare l’orrore che può nascondersi dietro la facciata di una vita «normale».

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Adoro questo genere di libri, che stanno tra il thriller ed la narrativa, dove non si sa fino all'ultima riga cosa sia davvero successo, muovendosi tra il mistero e la realtà, tra ricordi e fantasia.
Questo rientra in quel gruppo presentando una storia, ed una famiglia, all'apparenza normale che però nasconde tutt'altro.

Noi conosciamo Jo appena dopo un fatto orribile; confusa e dolorante, apre gli occhi e si ritrova vicino al marito, contro il quale prova dei sentimenti contrastanti: non lo vuole accanto nonostante non si sa spiegare il motivo di tanto astio. All'arrivo dei soccorsi infatti, anche se ancora confusa, chiede di allontanarlo, ma sarà solo in ospedale che capirà cosa le è successo, di essere caduta dalle scale e di essersi ferita, ma il danno peggiore non è propriamente fisico perché quella caduta le ha causato un'amnesia molto grave: Jo non ricorda nulla dell'ultimo anno trascorso.

Dopo una giornata la rimandano a casa, visto che non si è fatta male gravemente.
E qui vorrei fare una piccola pausa, perché una cosa che mi ha infastidito molto è il fatto che nessuno in ospedale metta minimamente in discussione il fatto che sia scivolata. La versione del marito.
Nessuna indagine, nessuna protezione a quella donna che, per quanto ne sa anche il lettore, potrebbe anche essere stata spinta giù di sotto, visto che lei non ricorda nulla.
Danno per buono le parole di lui e la rimandano a casa, quasi trattandola da bambina, con superficialità irritante.
Non so se è voluto, come una critica verso queste strutture, oppure uno scivolone nella trama.

Sconvolta da quanto accaduto Jo si rende conto in fretta che tutti intorno a lei si muovono con cautela per tenerle all'oscuro il tempo che ha perso, ma per quale ragione?
Rob, il marito, è iperprotettivo e soffocante; non la lascia sola per più di pochi istanti e la mette sotto controllo comprandole un cellulare nuovo, visto che quello vecchio si è rotto durante la caduta e lui l'ha buttato via.
I figli Sash e Fin, poco più che ventenni, restano un po' marginali alla storia, ma capiremo andando avanti meglio le varie dinamiche che li hanno portati a staccarsi dai genitori.
E a Jo non resta nulla a cui aggrapparsi per poter trovare le risposte che cerca per rimettere insieme il puzzle del suo ultimo anno perduto.

Sarà grazie ad una chiamata di Rose, un'amica di Jo con cui faceva volontariato e di cui non ricordava nulla, che inizierà a far riemergere alcuni tasselli e a riprendersi pezzi d'indipendenza, nascondendosi a Rob e alla sua bolla nella quale la vuole rinchiudere.

Alternando il passato (di mese in mese) al presente (giorno dopo giorno, dopo la caduta), la Reynolds presenta una storia interessante che cattura il lettore, mostrando una famiglia che appare perfetta, ma che non lo è affatto. Staccando questi periodi temporali per raccontare frammenti di ricordi che vengono a galla e per spiegarli al lettore, portandolo dentro la vita di Jo e iniziando a capire come mai quell'anno è stato così importante e sono restii a raccontarle la verità.

Un racconto che a volte scorre lento e noioso, in altri punti veloce ed interessante, in cui i personaggi a volte appaiono velocemente, altri vengono approfonditi, ma si ha sempre una vaga idea basata sull'impressione di Jo: è lei il centro di tutto, sempre; ciò fa mettere in dubbio anche i ruoli nella vicenda, se non sia lei la "cattiva", se non la stiano proteggendo da se stessa, tenendole nascosto il passato.
Solo negli ultimi capitoli collegheremo, insieme a lei, i vari tasselli, trovando un quadro generale della situazione e riuscendo finalmente a mettere in chiaro tutti i vari dubbi che vengono sollevati durante la lettura.
Un buon esordio, molto piacevole da leggere.

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