giovedì 23 novembre 2017

Opinione: L'Altra Grace, di Margaret Atwood

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Nel 1843 il Canada è sconvolto da un atroce fatto di cronaca nera: l'omicidio del ricco possidente Thomas Kinnear e della sua amante, la governante Nancy Montgomery. Imputata insieme a un altro servo, la sedicenne Grace Marks viene spedita in carcere e, sospettata di insanità mentale, in manicomio. A lungo oggetto dei giudizi contrastanti dell'opinione pubblica - propensa a vedere in lei ora una santa, ora una carnefice -la protagonista di questo romanzo può finalmente raccontare la propria vita al giovane dottore Simon Jordan. Convinto di mettere le proprie conoscenze al servizio della verità sul caso, e al tempo stesso contribuire al progresso della scienza psicologica, Jordan non potrà fare a meno di restare ammaliato da questa personalità complessa e inafferrabile. Il dialogo che si instaura tra i due si trasforma nel ritratto psicologico di una persona due volte vittima del sistema sociale - in quanto povera e in quanto donna - e assurge a denuncia delle enormi contraddizioni di una società maschilista e tormentata da conflitti interni perché incapace di accettare l'"altro".

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Tempo fa vi parlai dell'adattamento del romanzo in miniserie televisiva omonima (Alias Grace, ovvero, "L'Altra Grace").
Dopo "The Handsmaid Tale" ovvero "Il Racconto dell'Ancella" (opinione del romanzo e del telefilm in una prima parte ed alla fine della visione, se vi interessa), sono riusciti a portare un altro stupendo romanzo della Atwood sul piccolo schermo, ed in modo superlativo.
 
Ma facciamo un passo indietro e vediamo qualcosa sul romanzo.
La Atwood ha creato questa storia su un fatto reale, mettendo solo qualche dettaglio inventato (come il dottor Simon Jordan), per romanzare la storia di Grace, ma il resto resta molto fedele ai fatti e le ricerche che ha condotto.
Grace Marks è stata accusata di omicidio di Thomas Kinnear, per cui era domestica, e della sua governante (ed amante) Nancy Montgomery, insieme a James McDermott, lo stalliere.
Le viene risparmiata la pena di morte solo perché è ritenuto quasi scandaloso farlo, visto che la ragazza aveva solo sedici anni. Quindi resta in carcere, anche se fuori c'è chi lotta per farla uscire.
Ed è per questo che viene assunto il giovane dottor Jordan, che incontrerà Grace ogni giorno per sentire la sua storia ed è così che lei racconta la sua vita, da quando partì con i genitori ed i fratelli dall'Irlanda, alla prima occupazione e l'incontro con una ragazza che le cambierà la vita, fino al lavoro in casa Kinnear che la porterà in carcere.
 
Un romanzo interessante e piuttosto scorrevole, che alterna la storia di Grace, insieme ad i suoi pensieri, tutti mescolati in una narrazione veloce e inizialmente caotica, ma che poi conquista il lettore; ma oltre a lei sentiremo la voce di Simon Jordan, e capiremo di più (rispetto al telefilm) chi è questo giovane e cosa lo ha spinto fino a Grace; ed ogni tanto spuntano fuori anche delle lettere, che intermezzano la narrazione, fornendoci altri frammenti di storie collegate ai protagonisti.
 
La mole può mettere paura, ma la Atwood riesce a catturare ancora una volta il pubblico con una storia straordinaria ed insolita, con il suo stile unico e le sue trame difficili da interpretare.
In questo caso, non si sa fino all'ultimo cosa sia successo davvero quel giorno.
Grace è colpevole? Oppure è stata in galera inutilmente tutti quegli anni?
 
Un finale che regala completezza alla storia e che mi è piaciuto molto, anche se speravo in qualcosa di diverso. Colpi di scena che si susseguono e che rendono imprevedibile il tutto.
Davvero, mi ripeto ancora, ma è semplicemente straordinario.
Lo consiglio caldamente!



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